Cresce il numero di chi si rimette in gioco dopo i 40 anni scegliendo le discipline naturali
In Italia il mercato del lavoro continua a penalizzare chi supera i 40 anni, e le donne che hanno interrotto la carriera per la maternità si trovano spesso davanti a porte chiuse. Secondo i dati del Ministero dell’Università e della Ricerca, nell’anno accademico 2024/2025 gli iscritti ai corsi universitari sono stati oltre 2 milioni, ma la stragrande maggioranza è composta da giovani under 25. Chi decide di rimettersi in gioco in età adulta deve spesso rivolgersi a percorsi formativi alternativi, come quelli offerti dalle scuole private di discipline bio-naturali, che in Italia non godono ancora di un pieno riconoscimento statale ma rappresentano una realtà in crescita.
È in questo contesto che si inserisce la storia di Stefania Rodofile, bresciana, ex parrucchiera specializzata nella cura del cuoio capelluto, che a quarant’anni ha deciso di cambiare completamente vita diventando naturopata e aprendo un proprio studio a Brescia. Una scelta nata non da un capriccio ma da una necessità concreta: i problemi di salute dei suoi figli e gli effetti collaterali dei farmaci tradizionali. ‘È partito tutto perché ho dovuto affrontare dei problemi di salute, prima io da ragazzina, poi purtroppo anche i miei figli. Con la medicina tradizionale ho avuto risultati ma poi con altri effetti collaterali, e quindi mi sono chiesta perché non approfondire l’argomento’, racconta Rodofile.
La sua non è stata una transizione semplice. Proprio mentre stava organizzando il suo matrimonio, il socio con cui aveva il negozio prese la decisione di vendere, ma per mancanza di liquidità Stefania non poté rivelare la sua parte di quota. Dopo il matrimonio Stefania riuscì a trovare lavoro come dipendente, ma anche lì la vita l’ha messa di fronte a un bivio che molte donne italiane conoscono bene: con l’arrivo dei figli, il datore di lavoro le ha fatto capire che maternità e carriera non potevano coesistere. Il socio del negozio in cui lavorava ha venduto l’attività, e trovare una nuova occupazione con figli piccoli si è rivelato impossibile. ‘All’epoca avendo figli piccoli non ti assumevano perché si metteva in causa tutto quello che era la necessità di una mamma con un bambino piccolo. Pare che il figlio sia solo delle mamme, questo problema non si pone per il papà’, osserva con amarezza. Rimasta a casa, Stefania ha iniziato a studiare. Prima il Reiki, poi la naturopatia con un corso triennale, quindi specializzazioni in iridologia, fiori di Bach, riflessologia plantare e terapia con le frequenze. Un percorso formativo che in Italia può superare le 1500 ore di lezione tra aula, online e pratica guidata, come confermano le principali associazioni di categoria. Le scuole di naturopatia nel nostro Paese restano strutture private che rilasciano attestati di formazione senza valore legale equiparato a una laurea, ma il settore sta lavorando per ottenere un riconoscimento legislativo più strutturato.
Proprio su questo fronte Rodofile ha deciso di fare un passo ulteriore: aprire una propria scuola di naturopatia a Brescia, con l’obiettivo di partire a ottobre. Il programma prevede 1600 ore distribuite su tre anni più un quarto anno di specializzazione, con lezioni organizzate su weekend per permettere agli studenti di conciliare studio e vita quotidiana. ‘Mi sono tenuta alle linee guida delle discipline bio-naturali della Regione Lombardia perché vorrei ricevere anche il riconoscimento regionale, che non tutte le scuole hanno. Sto lavorando a un progetto al Senato per il riconoscimento legislativo della figura del naturopata anche a livello europeo’, spiega.
Un elemento che distingue il suo progetto è l’attenzione al tirocinio. Nelle scuole di naturopatia italiane, trovare strutture disposte ad accogliere tirocinanti è spesso il problema principale. Rodofile ha chiesto ai suoi docenti di rendersi disponibili in prima persona per seguire gli studenti nella pratica. ‘Quasi tutti i docenti hanno accettato di fare il tirocinio con i nostri studenti. Non è come ho dovuto fare io, che bisognava trovare una struttura esterna e soprattutto trovare persone che ti accolgono’, precisa.
La naturopatia, tiene a sottolineare Rodofile, non si pone in alternativa alla medicina convenzionale. ‘Non si sostituisce alla medicina tradizionale, ma viene accompagnata per rallentare quello che è l’effetto collaterale del farmaco. Poi una volta che la persona sta meglio, si può continuare con un approccio più naturale’, chiarisce. Un principio di complementarietà che le associazioni di settore ribadiscono costantemente per distinguere la pratica naturopatica da forme di ciarlataneria.
Il dato che emerge con forza da questa vicenda va oltre la naturopatia in sé. Riguarda la possibilità concreta di costruire una seconda carriera in età adulta, specialmente per le donne che il sistema produttivo italiano tende a espellere dopo la maternità. I numeri delle iscrizioni scolastiche 2026/2027 mostrano un panorama formativo in evoluzione, con il 55,88% degli studenti che sceglie i licei e una crescita dei percorsi legati al Made in Italy e ai professionali. Ma per chi ha superato i quarant’anni e non rientra nei circuiti tradizionali, le discipline bio-naturali rappresentano una delle poche strade percorribili per ricostruirsi professionalmente.
La storia di Stefania Rodofile parla a tutte quelle persone che si sentono fuori dai giochi: una donna che ha perso il lavoro, ha cresciuto due figli con problemi di salute, ha dovuto fare i conti con le pressioni di un contesto familiare e sociale che la voleva ferma, e che invece si è rimessa a studiare, ha aperto uno studio e ora sta costruendo una scuola. ‘Quello che mi ha spinto era dare la possibilità a più persone di conoscere questo mondo che in Italia è ancora sconosciuto. Più persone sono informate e meno possono essere prese in giro’, afferma. Un messaggio che, al di là della naturopatia, riguarda il diritto di ogni persona a non considerarsi mai definitivamente fuori partita.
