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“Le probabilità sono i nuovi sondaggi”: la grande scommessa di Polymarket e Kalshi sulle elezioni di Midterm

Dall'Italia e dal Mondo“Le probabilità sono i nuovi sondaggi”: la grande scommessa di Polymarket e Kalshi sulle elezioni di Midterm

ROMA – Le probabilità al posto dei sondaggi. E’ la grande scommessa – quasi esistenziale, a livello aziendale – che hanno piazzato le grandi piattaforme di prediction market come Polymarket e Kalshi sulle elezioni di Midterm. Dopo aver clamorosamente fallito con le presidenziali in Brasile, quando alla chiusura dei seggi per l’80% degli scommettitori online Flávio Bolsonaro era dato vincitore. La tornata elettorale per il rinnovo di Camera e Senato negli States è – questa l’idea – la partita della consacrazione.

Nate come curiosità per iniziati, Polymarket e Kalshi hanno conosciuto una crescita rapidissima: oggi si scommette su qualsiasi cosa, dalle World Series alla spesa dei consumatori nel Cyber Monday. Per intercettare nuovi utenti – e le commissioni che ne derivano – le due società hanno investito in comunicazione con una certa spregiudicatezza. Secondo un rapporto dell’Anti-Corruption Data Collective, think tank di Washington citato dal New York Times, nei mercati legati alle elezioni di metà mandato sono confluiti oltre 221 milioni di dollari, contro i 92 milioni delle presidenziali del 2024.

Il meccanismo è tutto sommato semplice: gli utenti puntano sull’esito di un evento e il prezzo di ciascuna opzione, oscillando, restituisce una probabilità implicita in continuo aggiornamento. Le elezioni si prestano bene al gioco, perché le campagne durano mesi e attirano capitali sia da dilettanti sia da professionisti. E la letteratura non è ostile: un’analisi su oltre un milione di mercati, apparsa quest’anno sui Proceedings of the National Academy of Sciences, ha giudicato le probabilità ben calibrate. Nel senso che i favoriti vincono, di norma. Ma non sempre. Kalshi rivendica l’analogia con la Borsa, per piazzarsi meglio.

C’è un precedente, nella versione ottistica: il 2024. Secondo uno studio della Vanderbilt University – sempre citato da Nyt – le piattaforme anticiparono con ampio margine sui sondaggi la vittoria di Donald Trump su Kamala Harris, che le rilevazioni davano invece costantemente in testa. L’idea – condivisa anche da molti studiosi di sondaggistica – è che le “scommesse” potrebbero avvicinarsi al vero più dei sondaggi stessi.

Gli scettici sono ovviamente i sondaggisti e i modellisti, che ne fanno una questione di nascita precedente dell’uovo o della gallina: molti ritengono che i mercati dipendano in larga parte proprio dai sondaggi che pretenderebbero di superare. Che insomma siano uno strumento derivato, di seconda battuta. Il New York Times fa l’esempio della corsa al Senato in Iowa, per illustrare lo scarto fra gli approcci: i sondaggi mostrano sostanziale parità, i modelli indicano in vantaggio il democratico Josh Turek, i mercati (Polymarket, Kalshi, PredictIt) la repubblicana Ashley Hinson.

Ma se la credibilità dei mercati resta (per ora) controversa, la loro utilità pratica comincia a imporsi: gli staff delle campagne li consultano per calibrare i messaggi, come fanno da anni con i sondaggi. Sono lì, già in mezzo a noi. In un rapporto complicato tra causa ed effetto, ormai sono parte integrante del gioco. Il voto di Midterm è il big short di Polymarket e Kalshi.
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