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Assoenologi Sicilia: il vino riparte da identità, filiera e valore

AttualitàAssoenologi Sicilia: il vino riparte da identità, filiera e valore

Milano, 8 lug. (askanews) – Identità, filiera e valore. Sono queste le direttrici indicate dal 30esimo Enosimposio di Assoenologi Sicilia, chiuso a Brucoli (Siracusa) dopo tre giorni di confronto tra istituzioni, imprese, ricerca scientifica, mondo accademico, distribuzione, ristorazione, comunicazione ed enologi. Il tema “Vino tra identità e valore: il futuro attraverso lo storytelling” ha accompagnato una riflessione su come la vitivinicoltura siciliana e italiana possa affrontare una fase segnata da cambiamento climatico, trasformazione dei consumi, pressione competitiva e ridefinizione dei mercati.

Fra i punti emersi con maggiore nettezza c’è il ruolo dell’enologo, descritto ormai come una figura che supera la sola dimensione tecnica della produzione. “L’enologo è sempre più una figura scientifica e manageriale” ha sottolineato il presidente nazionale di Assoenologi, Riccardo Cotarella, richiamando la necessità di integrare competenze produttive, sostenibilità, conoscenza dei mercati, capacità di comunicazione e valorizzazione delle produzioni. In questa prospettiva, l’enologo è chiamato a incidere direttamente sulla competitività delle imprese vitivinicole. Per Giuseppe Figlioli, presidente di Assoenologi Sicilia, “l’Enosimposio è un laboratorio di confronto che genera proposte concrete” e il dialogo tra istituzioni, ricerca, imprese, tecnici, distribuzione e ristorazione deve tradursi in strumenti utili per accompagnare il comparto in una stagione di forte cambiamento.

Ad aprire i lavori sono stati il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida e l’europarlamentare Dario Nardella, coordinatore della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo. Entrambi hanno richiamato il peso strategico della vitivinicoltura italiana e il ruolo della Sicilia nello scenario nazionale ed europeo. Fra i momenti più seguiti, il confronto tra Figlioli e l’assessore regionale all’Agricoltura Luca Sammartino ha portato al centro alcuni dei nodi più sensibili per il vigneto siciliano: gestione delle risorse idriche, irrigazione, strumenti di sostegno al settore, promozione internazionale, internazionalizzazione delle imprese ed enoturismo. Temi diversi, ma legati da un’esigenza comune: rafforzare la programmazione e la collaborazione tra istituzioni e imprese in una fase che impone decisioni rapide e coordinate.

Molto netto anche il passaggio dedicato alla filiera commerciale. Dal confronto con i rappresentanti della Gdo, della ristorazione e della comunicazione del vino è emersa una doppia criticità: da un lato la corsa al ribasso dei prezzi nella Gdo, che rischia di impoverire il valore percepito del vino; dall’altro ricarichi spesso troppo alti nella ristorazione, che finiscono per frenare i consumi e allontanare nuovi clienti. La risposta indicata durante i lavori passa da un nuovo patto di filiera costruito su dialogo, formazione e centralità del consumatore. In questo quadro si colloca anche una proposta emersa con particolare convinzione: aumentare la presenza dei vini al calice nella ristorazione di fascia più qualificata, includendo etichette medio-alte e prestigiose. L’obiettivo è rendere più accessibili vini importanti e creare nuove occasioni di degustazione e conoscenza, favorendo un rapporto più diretto tra consumatore, territorio e produzioni di qualità.

Un altro contributo seguito con attenzione è stato quello di Vincenzo Russo, ordinario di Psicologia dei Consumi e Neuromarketing all’Università Iulm di Milano. Il suo intervento, dedicato al rapporto tra neuroscienze, percezione sensoriale e consumo del vino, ha mostrato come musica, ambiente e contesto influenzino in modo concreto la percezione qualitativa del prodotto. Un tema che tocca direttamente comunicazione, accoglienza, marketing ed enoturismo e che allarga il concetto di valore oltre le sole caratteristiche organolettiche del vino. Dai lavori è emersa anche la necessità di rafforzare il racconto del vino siciliano con un linguaggio più contemporaneo, autentico e credibile. Identità, filiera e valore sono state indicate come le tre parole chiave su cui costruire la competitività futura della vitivinicoltura regionale.

In questa prospettiva, il vino non viene letto soltanto come prodotto, ma come sintesi di paesaggi, persone, cultura, sostenibilità e capacità di parlare ai mercati internazionali e alle nuove generazioni. Nello stesso tempo, il dibattito ha registrato un segnale significativo anche sul versante della distribuzione: anche nella Gdo il consumatore, secondo quanto emerso nel confronto, tende con crescente frequenza a orientarsi verso vini di fascia medio-alta, premiando qualità, territorialità e capacità distintiva rispetto alle referenze di primo prezzo. Un dato che si lega alla richiesta di una promozione internazionale più efficace e a un uso più strategico dell’enoturismo come leva di posizionamento.

A Brucoli il 30esimo Enosimposio ha così rimesso al centro una questione che riguarda non solo la Sicilia ma l’intera filiera italiana: il futuro del vino passa dalla capacità di tenere insieme ricerca scientifica, formazione, innovazione, sostenibilità, cultura del vino e collaborazione tra produzione, distribuzione e ristorazione. Su questo terreno Assoenologi Sicilia rivendica un ruolo di raccordo tecnico e culturale, con l’obiettivo di trasformare il confronto in una piattaforma stabile di lavoro per il comparto.

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