mercoledì, Luglio 22, 2026

BESS a Suvereto, Consorzio Vini: regole contro impatto di più impianti

AttualitàBESS a Suvereto, Consorzio Vini: regole contro impatto di più impianti

Milano, 8 lug. (askanews) – Il Consorzio tutela vini Suvereto e Val di Cornia chiede alla Regione Toscana di assumere un ruolo di regia più netto nella diffusione degli impianti da fonti rinnovabili in Val di Cornia, sostenendo che la somma di Battery Energy Storage System (BESS, sistemi di accumulo di energia a batteria, ndr), campi agrivoltaici, pale eoliche, cavidotti e opere di connessione rischi di modificare in profondità paesaggio, agricoltura ed economia del territorio. “Il recente progetto di installazione di un BESS da 100 MW a Suvereto rischia di essere solo il primo di una serie di graffi a un territorio – ha affermato il presidente Daniele Petricci – che negli ultimi quarant’anni si è immaginato un futuro diverso da quello industriale, fatto di tutela e valorizzazione delle proprie bellezze paesaggistiche e produzioni agricole di qualità”.

Il Consorzio sottolinea di non contestare i presupposti della transizione energetica verso fonti rinnovabili, la preoccupazione riguarda piuttosto il modo in cui questa transizione potrebbe tradursi sul territorio e le ricadute su un’area che lega la propria identità alla vocazione agricola, al vino e all’enoturismo. Per i viticoltori, il rischio non riguarda soltanto gli impianti di produzione, ma anche l’insieme delle infrastrutture necessarie al loro funzionamento, dai sistemi di accumulo ai cavidotti, dalle servitù alle stazioni e alle opere di connessione. Secondo l’ente consortile, una diffusione su larga scala di pannelli agrivoltaici e pale eoliche sottrarrebbe decine di ettari fertili alla loro destinazione agricola e l’impatto non si limiterebbe al settore vitivinicolo ma investirebbe la produttività agricola nel suo complesso e la stabilità economica di numerose aziende familiari che costituiscono una parte importante del tessuto socioeconomico locale e garantiscono continuità occupazionale sul territorio.

Petricci lega il tema paesaggistico a quello economico in modo diretto. “Noi non vendiamo solamente un vino, ma un territorio e la sua immagine. E lo stesso fanno le centinaia di operatori turistici della Val di Cornia” protesta il presidente, avvertendo che “quello paventato è uno scempio paesaggistico, insanabile, che metterebbe a rischio il comparto economico su cui poggia la nostra regione”. Per il Consorzio diventa quindi difficile parlare di agricoltura identitaria e di qualità in un contesto segnato dalla presenza diffusa di impianti eolici di grande altezza e di ampie superfici coperte da pannelli. La contestazione investe anche il modello di sviluppo sotteso a questi progetti: da una parte l’economia costruita sulla valorizzazione del bene agricolo, del paesaggio e delle produzioni di qualità, dall’altra un sistema che rischierebbe di concentrare benefici economici nelle mani di pochi proprietari terrieri e di grandi operatori industriali estranei al tessuto locale.

Un altro punto critico, secondo il Consorzio, riguarda la possibilità che questo percorso proceda anche attraverso procedure espropriative e coinvolga indistintamente l’intera Val di Cornia. In questo scenario, la preoccupazione non è soltanto ambientale o paesaggistica, ma anche sociale ed economica, perché la riduzione della produttività agricola inciderebbe sulla tenuta di molte imprese e, di conseguenza, su quella delle comunità locali. Da qui l’appello rivolto alla Regione Toscana, che dovrebbe definire una cornice di regole capace di orientare il processo, individuare le aree realmente idonee, valutare non i singoli interventi isolatamente ma il loro impatto cumulativo, garantire procedure trasparenti e partecipate e mettere al centro la tutela del paesaggio, della vocazione agricola, delle produzioni di qualità e dell’economia turistica.

“Il nostro non è un ‘no’ alla sostenibilità, obiettivo che peraltro le nostre aziende perseguono ormai da anni” rimarca Petricci, concludendo che “ciò che chiediamo è che la Regione diventi la guida di un processo all’insegna della condivisione e dell’equilibrio, che tenga conto anche delle peculiarità e delle richieste dei singoli territori. Il tutto per evitare che la transizione si trasformi in speculazione”.

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