FIRENZE – Il tribunale di Beersheba ha ordinato il rilascio incondizionato di Ibrahim Al-Garibi, l’ultimo sospettato ancora in custodia dopo l’arresto, avvenuto all’alba del giorno delle elezioni, di tre cittadini israeliani di origine arabo-palestinese nel sud di Israele. L’accusa iniziale: aver pianificato di comprare voti per il partito a guida araba Ra’am. A riportare la notizia e i dettagli della sentenza è il Times of Israel. Il caso si sgonfia e il giudice Eran Tzabari, respingendo la richiesta di arresti domiciliari avanzata oggi dalla polizia, striglia gli inquirenti: “L’unità investigativa non ha fatto alcun progresso nel caso né sono a conoscenza di alcun tentativo concreto di verificare le affermazioni dell’imputato. Non vedo alcun motivo per lasciare l’imputato agli arresti domiciliari”, mette a verbale Tzabari.
Da qui la decisione di rimettere tutti in libertà, considerando che gli altri due fermati (Hussein al-Masoudin e Saef Abu Reash) erano già stati rilasciati nei giorni scorsi senza l’opposizione delle forze dell’ordine. Se il giorno del voto la polizia aveva parlato di buste con “decine di migliaia di shekel” sequestrate, in aula è emersa un’altra versione: l’avvocato di Abu Reash, riporta il quotidiano, ha chiarito che non è stato trovato denaro nell’abitazione del suo cliente, mentre un totale di 12mila shekel (circa 3.700 euro) è stato rinvenuto nelle case degli altri sospettati, destinati, a detta loro, in beneficenza. La polizia, inoltre, ha dovuto ammettere in tribunale di aver perquisito le abitazioni degli uomini senza mandato.
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