venerdì, Luglio 17, 2026

Pozzuoli si candida a Capitale italiana dell’Arte Contemporanea 2028

NewsPozzuoli si candida a Capitale italiana dell’Arte Contemporanea 2028

Inviato al MIC il dossier “La Città delle Fragilità creative”: il bradisismo ispirazione per un modello culturale e sociale globale

Pozzuoli si candida al titolo di Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2028. Con un dossier progettuale intitolato “La Città delle Fragilità creative”, l’antica città dei Campi Flegrei ufficializza la sua partecipazione al bando del Ministero della Cultura.

Da oltre duemila anni Pozzuoli convive con il bradisismo, fenomeno unico al mondo che modifica continuamente il paesaggio e costringe la comunità ad abitare l’incertezza. Da questa condizione, insieme eccezionale e profondamente contemporanea, si sviluppa un articolato percorso che mira a trasformare una situazione di fragilità in una risorsa culturale, civile e progettuale di respiro globale.

L’iniziativa, fortemente sostenuta dal sindaco Luigi Manzoni, è stata ideata dal direttore generale Paolo Lubrano ed è sviluppata insieme al direttore artistico Francesco Cascino, al regista Luigi Pingitore e al comitato scientifico presieduto da Pierpaolo Forte.

“L’esperienza della mostra ‘Panorama Pozzuoli 2025’ – dichiara il sindaco Luigi Manzoni – ha mostrato chiaramente come l’arte contemporanea possa instaurare un dialogo profondo con uno dei paesaggi archeologici e geologici più complessi del Mediterraneo, attivando nuove relazioni tra opere, luoghi e comunità. La candidatura raccoglie quell’eredità sul territorio, ne amplia l’orizzonte e la trasforma in un vero e proprio progetto permanente di ricerca, produzione artistica e partecipazione pubblica”.

Dal Rione Terra all’Anfiteatro Flavio, dal Macellum alla costa di Baia, fino ai quartieri nati dopo le crisi degli anni Ottanta, Pozzuoli si trasforma in un laboratorio diffuso assumendo il territorio ed i suoi abitanti come interlocutori attivi.

“L’arte – aggiunge Paolo Lubrano – viene assunta come un’infrastruttura culturale capace di connettere patrimonio, ricerca scientifica, università, imprese e cittadini. L’ambizione della Città delle Fragilità creative è fare di Pozzuoli un laboratorio internazionale in cui l’art thinking e le connesse azioni culturali diventano strumenti per comprendere il presente e immaginare il futuro, assumendo la fragilità come condizione generativa capace di produrre conoscenza e nuove forme di convivenza”.

A dare forma a questa visione contribuiranno ventiquattro artisti internazionali provenienti da Europa, America, Africa e Sud America. “Il progetto – sottolinea Francesco Cascino – riunisce personalità attente ai temi del paesaggio, della storia, della dimensione pubblica dell’arte e delle trasformazioni sociali. Gli interventi prenderanno forma attraverso un confronto stretto con le istituzioni, le comunità e i luoghi che li accoglieranno”.

Tra i protagonisti figurano Alves, Barry, Gillick, Hirschhorn, Janssens, Oehlen, Offman, Paolini, Piangiamore, Piscitelli, Rondinone, Sala, Serrano e Tremlett. Le loro creazioni entreranno progressivamente nel patrimonio pubblico, definendo una nuova geografia urbana stabile.

A sostenere la proposta concorre una rete interdisciplinare che include la Federico II, l’Università L’Orientale, l’INGV, il CNR e il Parco Archeologico dei Campi Flegrei, unendo saperi scientifici e ricerca umanistica. Da qui prende forma anche il Patto delle Città Fragili, rete internazionale ideata da Lubrano per connettere territori accomunati da vulnerabilità geologiche, ambientali o sociali attraverso programmi di cooperazione.

“Ogni narrazione – conclude il regista Luigi Pingitore – nasce da un’identità autobiografica, ecco perché il dossier muove dal bradisismo, rispecchiandosi dentro questa ferita geologica che è anche matrice di energia. Se è vero che nessun progetto culturale evita di confrontarsi con la paura, l’arte resta il linguaggio della metamorfosi, l’unico capace di trasformare una faglia in una possibilità collettiva. La rigenerazione comincia dal riconoscere ciò che rende fragile un territorio”.

nella foto il Rione Terra di Pozzuoli

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