giovedì, Novembre 5, 2026

Usa, Rubio valuta le dimissioni per correre alle presidenziali del 2028

È quanto sostiene il quotidiano britannico The Independent, citando fonti del Partito repubblicano negli Stati Uniti e del governo di Londra

Stading Together: “A Israele serve la pace, non gli aiuti Usa”

Con l'agenzia Dire parla Heli Mishael, responsabile del coordinamento delle varie sezioni del movimento che ha organizzato cortei per chiedere "il governo del cambiamento ebraico-palestinese"

Usa, Trump sul segretario alla Difesa Hegseth: “Ho tutta l’intenzione di tenerlo”

Dopo il voto di midterm, il presidente aveva attribuito i risultati negativi anche alle ripercussioni della guerra contro l'Iran

Il principale partito arabo d’Israele ha “scelto” Eisenkot

La Lista comune ha annunciato che indicherà lui come candidato alla carica di primo ministro. Herzog vicino ad una decisione

Usa-Iran, l’Isw: “Teheran soddisfatta del voto di midterm, ma non prevede una svolta”

Dall'Italia e dal MondoUsa-Iran, l’Isw: “Teheran soddisfatta del voto di midterm, ma non prevede una svolta”

ROMA – Dalle elezioni di midterm americane l’Iran non si aspetta “alcun cambiamento sostanziale”: è il cuore di un’analisi dell’Institute for the Study of War (Isw), centro studi con sede a Washington fondato dalla storica Kimberly Kagan. Nella pubblicazione sono al centro le reazioni e le valutazioni del governo e dei vertici di Teheran.

Secondo l’analisi, i dirigenti della Repubblica islamica ritengono che la loro strategia militare sia riuscita a far pagare all’amministrazione di Donald Trump un “costo politico”. Allo stesso tempo, però, non si aspetterebbero “alcun cambiamento sostanziale” nell’approccio di Washington. Il voto di martedì negli Stati Uniti ha consegnato ai democratici il controllo di entrambe le Camere del Congresso. Per Trump si prospettano maggiori ostacoli sul fronte interno, mentre il presidente conserva ampi poteri in politica estera e nel comando delle forze armate.

Secondo l’Institute for the Study of War, i dirigenti di Teheran ritengono dunque che il risultato elettorale non sia un fattore in grado di modificare gli “orientamenti strategici” degli Stati Uniti nei confronti dell’Iran.

Nell’analisi si sostiene che la Repubblica islamica sia consapevole di come i suoi tentativi di controllare lo Stretto di Hormuz, utilizzando il blocco del transito di petroliere come una leva nei confronti di Washington, si scontrino con la “superiorità militare” americana.

L’Institute for the Study of War prende in esame anche gli sviluppi in Yemen. Secondo l’analisi, nel Paese sono presenti consiglieri dei Guardiani della rivoluzione iraniani e dell’organizzazione libanese Hezbollah. Il loro compito sarebbe fornire assistenza alle forze dei ribelli houthi sia su un piano militare sia nello sviluppo di capacità operative funzionali agli “obiettivi strategici” di Teheran.
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