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Yayoi Kusama e il bisogno di un infinito che sia a portata di mano

VideonewsYayoi Kusama e il bisogno di un infinito che sia a portata di mano

Un sublime che non spaventa, ed è solo per pochi minuti

Torino, 2 nov. (askanews) – Sono tra le opere più note di Yayoi Kusama e per entrarci c’è sempre da fare la fila. Il principio alla base delle Infinity Room è semplice, una stanza interamente specchiata, dove ogni cosa si riflette senza limiti. Eppure la sensazione è ogni volta di respiro, di liberazione dai vincoli, quasi ci trovassimo per un attimo perdonati dalla gravità. Quelle luci colorate, quelle prospettive da sogno o, addirittura, da paradiso forse. Succede così anche nella Infinity Room che è parte della mostra The Quantum Effect alle OGR di Torino. “Si entra in una stanza relativamente piccola – ha detto il curatore dell’esposizione, Daniel Birnbaum – ma pensiamo davvero di trovarci dentro l’infinito”.Forse oggi, riflettendo sul bisogno che abbiamo di entrare in quel dispositivo artistico della Kusama, l’aspetto più importante è proprio la piccola dimensione della stanza, la sua normalità, l’essere, da fuori, quasi anonima. Non solo per l’effetto sorpresa poi, soprattutto perché non spaventa, non evoca un sublime kantiano irraggiungibile, ma solo quel frammento di una grandezza inimmaginabile, che, soffocati come siamo dall’iper-capitalismo digitale, probabilmente non avremmo la forza di reggere per più dei pochi minuti concessi dentro l’opera. Minuti che, quindi, diventano ancora più preziosi.

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