ROMA – Domani negli Stati Uniti si terranno le elezioni legislative per il rinnovo della Camera e di un terzo dei seggi del Senato. Le cosiddette “midterm” sono generalmente percepite come un banco di prova difficile per il partito del presidente, in questo caso i repubblicani di Donald Trump.
La nuova tornata potrebbe però rappresentare una sfida per gli stessi democratici: tra le tendenze rilevate l’ascesa dei socialisti democratici (Dsa), una corrente a cui hanno fatto da apripista nomi ormai affermati. Tra questi il sindaco di New York Zohran Mamdani, la deputata Alexandria Ocasio-Cortez e il senatore Bernie Sanders, ma anche Abdul El-Sayed: pur essendo il candidato dei democratici per il Michigan, è allineato a diverse posizioni dei socialisti, a partire dalle posizioni critiche nei confronti di Israele.
La crescita di dirigenti appartenenti alla fazione “più a sinistra” potrebbe comunque avere una influenza sul tradizionale equilibrio bipartisan della politica americana. I socialisti democratici infatti mettono apertamente in discussione i Dem stessi, accusati di fare più gli interessi di chi li finanzia che dei cittadini.L’agenzia Associated Press (Ap) prova a fare un ritratto delle personalità più a sinistra che, secondo i sondaggi, hanno buone probabilità di entrare al Congresso.
DARALIZA AVILA CHEVALIER
Si parte da Daraliza Avila Chevalier, 32 anni, origini dominicane. La manager di comunità – che corre per i seggi dell’Upper Manhattan e nel Bronx, a New York – è stata parte della campagna elettorale di Mamdani ma ha animato anche le proteste alla Columbia University contro il sostegno militare statunitense alle operazioni israeliane nella Striscia di Gaza. È fermamente convinta che bisogna ripartire dai diritti dei lavoratori, che a suo dire “sono stati abbandonati”.
Chevalier è poi una delle voci più intransigenti contro il governo di Benjamin Netanyahu, che lei accusa di genocidio, e contro cui ha manifestato a settembre finendo agli arresti in occasione del discorso del primo ministro israeliano dell’Assemblea generale dell’Onu.
MELAT KIROS
È una millennial invece Melat Kiros, candidata di un seggio a Denver, nel Colorado, che alle primarie ha scalzato la deputata Diana DeGette che era in carica da 30 anni. Ventinove anni, anche lei di origini straniere – i genitori provengono dall’Etiopia – è avvocata e si è presentata invocando “potere al popolo” e accusando Trump di essere “l’oligarchia”. Propunga l’abolizione dell’Ice, l’agenzia statunitense per l’immigrazione, e chiede l’estensione universale del Medicare, ossia la sanità pubblica. Infine, come la collega di New York, si batte per “la fine del genocidio contro i palestinesi”.
DONOVAN MCKINNEY
“Lotta per i lavoratori e contro gli oligarchi”, è anche la posizione dell’afroamericano Donavan McKinney, 34 anni, di un distretto di Detroit, che aggiunge: “Il nostro partito non può più continuare a servire due padroni”. Favorevole all’estensione del Medicare, propone sussidi per le utenze domestiche e meno spazio ai finanziamenti privati in politica.
CHRIS RABB
Vanta una carriera decennale da deputato Chris Rabb, che corre in un distretto di Filadelfia, in Pennsylvania. Promuove l’abolizione dell’Ice e chiede la sanità pubblica universale e supermercati pubblici gestiti dal governo per rispondere ai “deserti alimentari” che si registrano in alcune zone del Paese. Anche lui, poi, denuncia “un’enorme discrepanza tra chi soffre di più e chi è più vicino alle risorse finanziarie”.
CLAIRE VALDEZ
È sostenuta da Mamdani anche Claire Valdez, 37 anni, rappresentante del Borough of Queens di New York. Promette di replicare le politiche del primo cittadino a livello federale e annuncia battaglia contro le politiche di Trump e dei suoi, ma anche contro “la leadership del Partito democratico”, che non si sarebbe “opposta con sufficiente fermezza a Trump”.
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