giovedì, Ottobre 22, 2026

Un’onda immensa di luci e persone: migliaia in piazza con la Lista studentesca a Belgrado

Da Belgrado, in Serbia, arrivano le immagini della grande festa per il raduno finale della Lista studentesca, il movimento nato dalle proteste popolari del 2024

La Toscana darà 500 euro alle neomamme: “È diventata una questione politica”

L'annuncio è arrivato dal governatore Eugenio Giani, che vorrebbe far partire la misura da febbraio-marzo. In Toscana nascono appena 20 mila bimbi l'anno

Offensiva Houthi, troppi rischi. Saudi Aramco manda a casa i dipendenti: “Lavorate da remoto”

La decisione riguarda i lavoratori della sede di Dahran, in Arabia Saudita. La compagnia petrolifera è stata già attaccata a inizio mese e ieri due persone sono state uccise in un aeroporto

Ucraina, Putin: “Pace possibile, ma garanzia per tutti”

In caso di accordo, dice Putin, le garanzie di sicurezza devono valere per tutti i Paesi. E assicura: "Tutti gli obiettivi dell’'operazione militare speciale' saranno raggiunti"

Denis Curti: “Oggi la fotografia diventa auto interpretazione”

VideonewsDenis Curti: "Oggi la fotografia diventa auto interpretazione"

Il curatore ragiona sul valore della fotografia nel mondo odierno

Milano, 16 ott. (askanews) – Abbiamo chiesto a Denis Curti, uno dei più noti curatori e critici di fotografia, quale sia oggi lo spazio della fotografia nel mondo del tutto-esposto e del tutto-visto. La risposta, sotto forma di aneddoto, anche, è poetica e interessante. “Ci sono stati fotografi straordinari, penso ad André Kertész – ci ha detto Curti – che in tempi non sospetti hanno aperto la strada per altri giovani fotografi e fotografi. Quando a un certo punto Kertész perde la moglie si ricorda che sua moglie si affacciava sempre alla finestra della loro casa a New York e quando lui la perde non se ne fa una ragione finché non trova una statua di vetro, leggermente incrinata, è una persona, è una figura vista da dietro e che sta posizionata un po’ reclinata come stava sempre la moglie. Lui compra questa scultura, la mette sulla finestra e fa un lavoro meraviglioso che si chiama Polaroid, è un lavoro che porta via il cuore, è un lavoro che ti riporta ai tuoi affetti, alla tua condizione fragile di essere umano. Ecco, dentro questo territorio c’è moltissimo da fare e sono tantissime le storie che io vedo di autrici e autori che usano la fotografia per raccontare se stessi. Non è una forma terapeutica, è il desiderio di riuscire a guardarsi non allo specchio, ma con un processo volontario di auto lettura e di auto interpretazione”.

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