giovedì, Ottobre 22, 2026

Un’onda immensa di luci e persone: migliaia in piazza con la Lista studentesca a Belgrado

Da Belgrado, in Serbia, arrivano le immagini della grande festa per il raduno finale della Lista studentesca, il movimento nato dalle proteste popolari del 2024

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L'annuncio è arrivato dal governatore Eugenio Giani, che vorrebbe far partire la misura da febbraio-marzo. In Toscana nascono appena 20 mila bimbi l'anno

Offensiva Houthi, troppi rischi. Saudi Aramco manda a casa i dipendenti: “Lavorate da remoto”

La decisione riguarda i lavoratori della sede di Dahran, in Arabia Saudita. La compagnia petrolifera è stata già attaccata a inizio mese e ieri due persone sono state uccise in un aeroporto

Ucraina, Putin: “Pace possibile, ma garanzia per tutti”

In caso di accordo, dice Putin, le garanzie di sicurezza devono valere per tutti i Paesi. E assicura: "Tutti gli obiettivi dell’'operazione militare speciale' saranno raggiunti"

Federica Guida: Pretty Violet

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Il soprano palermitano, inaugurerà venerdì 23 ottobre, la Stagione lirica del Teatro Comunale di Treviso con La Traviata di Giuseppe Verdi

La Stagione lirica del Teatro Comunale di Treviso Mario Del Monaco, si apre tradizionalmente, venerdì 23 ottobre alle ore 20 e domenica 25 ottobre, alle ore 16, con il titolo legato al Concorso Internazionale per Cantanti Lirici Toti Dal Monte, giunto alla sua 52ª edizione e dedicato a La Traviata. In questa produzione, ben cinque dei nove ruoli sono affidati a giovani interpreti under 35, selezionati proprio attraverso il concorso, confermando la vocazione del Teatro a sostenere e valorizzare i nuovi talenti del panorama operistico. Madrina di questa prestigiosa produzione, che vede riuniti ben tre massimi, il Teatro Mario Del Monaco di Treviso, Comune di Padova – Teatro Verdi, di Padova e il Teatro Sociale di Rovigo, sarà il soprano siciliano Federica Guida, che interpreterà Violetta Valery. “Sono veramente molto felice che questi tre teatri di tradizione – ha dichiarato il soprano – mi abbiano invitata per questa importante nuova produzione de La Traviata. Mi trovo a lavorare con colleghi miei coetanei in uno spettacolo bello per gli occhi, grazie alla regia, scene e costumi di Paolo Giani Cei e per le orecchie, grazie alla musica di Giuseppe Verdi. La Traviata è il titolo operistico più rappresentato al mondo, e non mi è difficile comprenderne il merito. Se è vero che “è l’amor che move il sole e l’altre stelle” un soggetto teatrale in cui la protagonista, malata, decide di compiere il sacrificio estremo di lasciare l’unico uomo che abbia mai amato in vita sua, affinché la sorella di lui possa vivere il sogno di un amore puro e genuino che a lei la vita ha negato, si vince a mani basse. Sembra quasi la trama di una serie tv dei giorni nostri, invece, Verdi aveva assistito alla prima rappresentazione de’ “La Dame aux camélias” nel 1852, insieme alla moglie Giuseppina Strepponi che, come molte altre donne in sala quella sera, aveva più volte avvicinato il fazzoletto agli occhi per asciugarsi le lacrime. Il nostro grande compositore, la trasformò in un’opera che grazie ad alcune delle sue melodie più potenti, ancora oggi, a distanza di più di 170 anni, creano lo stesso effetto di quella sera: Lacrime per il pubblico e lacrime per chi sta sul palcoscenico come me. La Traviata già dal titolo induce al dramma e non emozionarmi, per me che interpreto Violetta Valery, è impossibile. Ogni volta che riprendo lo studio di questo personaggio scopro sempre qualcosa di nuovo sia dal punto di vista caratteriale, che Francesco Maria Piave ha designato in maniera eccellente, sia da quello musicale. Ho messo piede per la prima volta su un palcoscenico all’età di dieci anni, e su quelle assi di legno ho imparato la disciplina e il rispetto per l’arte. Oggi, ne sono trascorsi venti e sono ancora più convinta che il teatro possa insegnare tanto alle nuove generazioni. In un momento come questo, in cui i giovani sono bombardati da mille stereotipi, trovo che l’Opera lirica possa essere quel qualcosa di concreto che li riporti alla verità. Ecco perché ad ogni recita cerco di dare il meglio di me: a volte basta passare una sera all’opera per cambiare prospettiva sulle cose”. Più ingialliscono le pagine della partitura di Traviata e più forte penetra e affonda il loro profumo nella nostra memoria. Il suo terzo atto, l’immagine della morte di Violetta, annunciata sin dal primo preludio, spezza anche i cuori di pietra, lacrime, preziose lacrime, pioveranno sinceramente ad ogni sua rappresentazione, sugli amori consunti di Alfredo, che avrà la voce del vincitore del Toti dal Monte, il tenore Davide Tuscano e Violetta, fino alla fine dei tempi. Germont rappresenta la figura e la Legge del Padre nei confronti di una Violetta chiaramente dedita al libertinaggio per mancanza di una sana educazione paterna. Il sacrificio della passione e il saper tenere la bocca chiusa – secondo le buone tradizioni borghesi – è il contributo dell’onesta puttana all’equilibrio sociale. L’innamorato Alfredo, finge di non capire, rinfaccia alla donna che l’ha abbandonato i soldi spesi per lui, eccedendo in villania per gli stessi canoni mondani. Sul prezzo che paga si inteneriscono i carnefici, ovvero i rappresentanti del bel mondo parigino, Flora Bervoix (Marta Pluda), Gastone (Matteo Urbani), Il marchese d’Obigny (Alejo Guiomar Alvarez) Il barone Douphol (Gianmarco Durante) il Dottor Grenvil Huigang Liu, Alfredo stesso e l’odioso genitore.
Il preludio dell’ultimo atto è racchiuso interamente nella parola sottile. Sottile, nel senso latino di gracilis, exilis: la sentenza di morte per mal sottile è pronunciata dal primo violino solo, che nelle sue lente volute, ora ascendenti, ora discendenti, esprime la poesia della stanchezza e dello smarrimento, la vanità di ogni speranza nel futuro e un rimpianto desolato della vita che si dilegua. Chi avrebbe potuto pensare ch’era in potere della musica di realizzare l’ambiente d’una camera tutta chiusa, verso l’alba d’inverno, dove si veglia un malato (la Annina di Anna Cimmarrusta), prima che fosse scritto questo preludio? Tutto dice l’inutilità di ogni rimedio e di ogni sforzo contro l’ineluttabile destino che incalza. I ricordi dei momenti felici della passione non sono che dolori lancinanti per la morente; mentre Violetta scorre con gli occhi la lettera di Giorgio Germont (Svilen Denchev), annunziante il prossimo, ma ormai tardivo ritorno di Alfredo, l’orchestra, che sarà quella di Padova e del Veneto, diretta da Giancarlo Andretta, riprende uno dei temi più intensi del primo atto “Di quell’amor ch’è palpito”, in pianissimo, creando così il senso di una distanza irrevocabile, di una impossibile reintegrazione del passato. L’arte brucia l’istante e Verdi in questa scena riesce a fermare il tempo, nell’attesa di un evento tanto doloroso e sublime. La massima concentrazione è raggiunta dall’Andante mosso “Addio, del passato…”. L’aria, quasi arioso, è trattata con molta libertà e va per accenni sul sentiero dei ricordi, verso l’oblio ultimo, con frasi interrotte da musica che fu. E’ l’inno dimesso, crudele e lapidario alla vita negata. Alfredo si potrà concedere solo il dolce e innocuo sollievo della pietà per la morente e del rifugio campestre “Parigi, o cara, noi lasceremo….”, non il rischio della passione. Le ultime pagine di Traviata sono una luce che si spegne, lenta e inesorabile, un’ombra che scende fatalmente ed è nelle parole di Violetta: “Ma se tornando, non m’hai salvato”, otto battute di recitativo che per la loro forza drammatica contano più di un’aria. Non c’è il grido, nemmeno nell’ultima ribellione alla morte, nemmeno nell’impetuoso. “Gran Dio! Morir si giovine!”, ma solo l’ineluttabile e la cupa rassegnazione. Violetta dona ad Alfredo il suo ritratto, da consegnare come regalo di nozze alla futura pudica vergine, specificando che c’è chi prega per loro in cielo – vendetta efferata! Che almeno tenga rimorso! Tosse, rantoli, emottisi, ma la vita continua “Tutta Parigi impazza, è Carnevale!”, con il coro lirico Veneto preparato da Alberto Pelosin. Si ode negli echi sonnolenti che alleggeriscono l’aria, fruscii soffici e spenti d’un corpo che si spoglia: forcinelle, spilloni e stecche sottilissime di osso di balena sono ormai per terra; resta il gemito d’una voce buia e bagnata di pianto, tra un basso e sontuoso volo di veli, Violetta cade sull’etereo suono del violino che ricorda la prima frase d’Alfredo, chiudendo quest’opera che muore d’amore.

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