BOLOGNA – Donare il corpo alla scienza per consentire studi post-mortem? In Emilia-Romagna sono 63 le persone che nel corso di quest’anno hanno aderito alla campagna promossa dalla Regione, capofila di questa iniziativa a livello nazionale. Avviata a maggio scorso e diffusa su tutto il territorio italiano, la campagna ‘Da parte mia’ punta a far conoscere questa possibilità ancora poco diffusa per contribuire al progresso della medicina. Oltre alle 63 Disposizioni post-mortem registrate finora (30 a Bologna, 11 a Reggio Emilia, sette in Romagna, cinque a Modena, quattro a Imola, tre a Parma e a Ferrara), in Emilia-Romagna risultano pervenute quest’anno anche 70 richieste di informazioni di cui 51 dal territorio regionale e 19 da fuori regione.
I TESTIMONIAL, CHI SONO
Per continuare a promuovere la donazione, sono stati realizzati anche alcuni reel con quattro videotestimonianze. Una è di Donatella Amoruso, figlia del primo donatore accolto dal Centro di anatomia dell’Alma Mater di Bologna, polo di riferimento regionale. “Mio padre è stato un docente- spiega Amoruso- fu egregiamente curato e guarito dalla medicina bolognese. Si sentiva in debito di riconoscenza e ha deciso di ringraziare donando, dopo la morte, il suo corpo ai futuri medici. Avrebbe così continuato a insegnare, solo che questa volta la sua ultima lezione era esclusivamente per la scienza”. Gli altri video hanno come protagonisti Lucia Manzoli, responsabile del Centro di anatomia dell’Alma Mater, Stefano Ratti, docente di Anatomia e referente per ricerca scientifica e innovazione del centro, e Lorenzo Monteduro, specializzando e tutor di Anatomia dell’Ateneo bolognese.
DE PASCALE: “NOSTRA REGIONE CAPOFILA DI UN MESSAGGIO DI GRANDE VALORE”
“La donazione del corpo alla scienza è un gesto di straordinaria generosità, che trasforma una scelta personale in un’opportunità per l’intera collettività- commentano il presidente della Regione, Michele de Pascale, e l’assessore alla Sanità, Massimo Fabi- il messaggio della nostra campagna invita a guardare alla donazione oltre il significato della fine, riconoscendone il valore generativo. Mettere il proprio corpo a disposizione della ricerca e della formazione significa contribuire concretamente alla crescita della conoscenza medica e alla preparazione dei professionisti e delle professioniste che si prenderanno cura delle persone domani”. I primi dati raccolti in Emilia-Romagna, dunque, “sono un segnale positivo- commentano de Pascale e Fabi- che ci incoraggia a proseguire nel lavoro di informazione e sensibilizzazione. Siamo particolarmente orgogliosi che la nostra Regione sia capofila di una campagna nazionale di tale importanza e valore. A maggior ragione abbiamo la responsabilità di rendere questa possibilità conosciuta, accessibile e comprensibile, affinché ogni cittadino possa scegliere liberamente, con piena consapevolezza”.
COSA FARE PER DIVENTARE DONATORI
La donazione è disciplinata dalla legge 10 del 2020. Per manifestare la propria volontà di donare il corpo alla scienza dopo la morte occorre predisporre dichiarazione (nelle forme previste dalla legge) e individuare un fiduciario incaricata di comunicare al medico che accerta il decesso la volontà del donatore. La dichiarazione, che si può trovare online, va consegnata all’azienda sanitaria di appartenenza, che poi la trasmette alla banca dati nazionale. La donazione del corpo a fini di studio e ricerca dura 12 mesi. Al termine di questo periodo, il corpo viene restituito alla famiglia. Il centro di riferimento si fa carico delle spese di trasporto, nonché dei costi relativi alla tumulazione o eventuale cremazione.
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