MILANO – La Lombardia si colloca tra le Regioni italiane con il maggiore ricorso ai farmaci equivalenti: nel 2025 hanno rappresentato il 43,5% delle confezioni di classe A rimborsate dal SSN, rispetto al 33,3% della media nazionale. Il livello di utilizzo raggiunto ha già prodotto risparmi sostanziali, e se tutte le Regioni convergessero su valori analoghi, il risparmio complessivo sulla compartecipazione a carico dei cittadini potrebbe superare i 200 milioni di euro l’anno. Lo studio approfondisce inoltre le condizioni che possono contribuire a consolidare questi risultati, a partire dall’informazione e dal coinvolgimento dei professionisti sanitari. In un contesto in cui l’utilizzo è già ampio, la sfida è anche capire come valorizzare le ulteriori risorse liberate a beneficio del sistema sanitario e dei pazienti.
LO STUDIO I-COM-SANDOZ
Sono questi alcuni dei principali elementi dello studio condotto da I-Com, Istituto per la Competitività, e promosso da Sandoz SpA, filiale italiana del gruppo elvetico leader nei farmaci equivalenti e biosimilari. L’analisi è stata presentata e discussa nei giorni scorsi a Milano, nell’ambito di un incontro istituzionale in Regione Lombardia, al quale hanno preso parte rappresentanti delle istituzioni, delle associazioni civiche e delle società scientifiche. “I dati in Lombardia evidenziano che i farmaci equivalenti sono già una realtà consolidata per la regione. Questa è una base importante da cui partire per continuare a lavorare su informazione, fiducia e consapevolezza, ponendo cittadini e professionisti nelle condizioni di compiere scelte sempre più informate e sostenibili- dichiara Francesca Romana Ramundo, Amministratore Delegato di Sandoz SpA.- Sandoz contribuisce a questo percorso favorendo il dialogo tra gli attori del sistema e mettendo a disposizione evidenze utili al confronto. Un impiego più consapevole dei farmaci equivalenti può sostenere un sempre più ampio accesso alle cure e liberare risorse per i cittadini da orientare al rafforzamento dei servizi e alle politiche di prevenzione”.
NON SOLO FOCUS SULLA LOMBARDIA
Il focus sulla Lombardia si inserisce in un percorso di approfondimento avviato anche in altre Regioni: se la Sicilia ha evidenziato i margini associati a un utilizzo ancora non pienamente ottimizzato e la Sardegna ha mostrato come anche una Regione con livelli di impiego già elevati possa conseguire ulteriori risparmi, la Lombardia rappresenta il caso di un territorio nel quale gli equivalenti sono già parte integrante del sistema e nel quale diventa particolarmente rilevante consolidare e valorizzare ulteriormente questo risultato. “Il tema della sostenibilità si intreccia quindi con quello dell’appropriatezza prescrittiva e della continuità terapeutica”, dichiara Lisa Noja, Consigliera di Regione Lombardia. “L’obiettivo è creare le condizioni affinché medici, farmacisti e cittadini possano compiere scelte informate, nel rispetto delle esigenze cliniche del singolo paziente”.
MEDICO DI MEDICINA GENERALE E PAZIENTE
Il medico di medicina generale ha un ruolo centrale nel rapporto quotidiano con il paziente e nella costruzione della fiducia intorno alle terapie. Questo pilastro diventa ancora più solido quando si parla di aderenza alla cura, come spiegano Anna Carla Pozzi, Segretario Generale Regionale FIMMG Lombardia, e Massimiliano Franco, Segretario Generale Regionale SIMG Lombardia: “Garantire l’appropriatezza prescrittiva significa anche tenere conto delle possibili difficoltà che il paziente può incontrare nella gestione della terapia. Confezioni di farmaci dall’aspetto simile o cambiamenti nella loro presentazione possono generare confusione, soprattutto nei pazienti cronici che seguono trattamenti continuativi. Per questo è fondamentale accompagnare ogni scelta terapeutica con un’informazione chiara e puntuale, affinché il paziente possa riconoscere correttamente il farmaco e seguire la terapia in sicurezza. Il medico di medicina generale svolge un ruolo centrale nel garantire la continuità assistenziale e l’appropriatezza prescrittiva, sempre nell’interesse del paziente”.
LA DIFFUSIONE DEI FARMACI EQUIVALENTI
La diffusione degli equivalenti non dipende infatti esclusivamente dal loro prezzo o dalla disponibilità sul mercato, ma da un insieme di fattori culturali, informativi, prescrittivi e organizzativi. La conoscenza e la fiducia dei cittadini, le modalità di prescrizione, la formazione dei professionisti sanitari e le caratteristiche della dispensazione possono contribuire a determinare il livello di utilizzo. Consolidare il ruolo dei farmaci equivalenti significa trasformare i risultati raggiunti in un beneficio duraturo per i cittadini e per la sostenibilità del sistema sanitario.
SANDOZ: PIÙ FARMACI EQUIVALENTI PER EFFICIENTARE LA SPESA DEL SSN
Sostenere la prevenzione e i programmi di protezione sociale, soprattutto per gli anziani e le persone con malattie croniche, attraverso un impiego più efficiente delle risorse sanitarie. È uno degli obiettivi che Sandoz associa a un uso più diffuso dei farmaci equivalenti, come spiega Paolo Fedeli, Country Medical Head di Sandoz Italia, a margine della tavola rotonda sul farmaco equivalente tenutasi in consiglio regionale della Lombardia, a Milano. “Sandoz crede fortemente che un utilizzo sempre più capillare del farmaco equivalente possa comportare un incremento dell’efficienza della spesa sanitaria pubblica e fare in modo di utilizzare appropriatamente le risorse del Servizio sanitario nazionale”, afferma.
FEDELI: “RISORSE A SOSTEGNO DELLA PREVENZIONE E DELLA PROTEZIONE SOCIALE DI ANZIANI E CRONICI”
La multinazionale concentra la propria attività sullo sviluppo e sulla commercializzazione dei medicinali a brevetto scaduto, promuovendone l’utilizzo: dagli equivalenti di sintesi chimica ai biosimilari di produzione biologica. Per gli equivalenti, in particolare, la prospettiva indicata riguarda la possibilità di sostenere diversi ambiti di intervento: “Per garantire l’innovazione terapeutica, per favorire la prevenzione e per adeguare e sviluppare programmi di protezione e di prevenzione sociale, soprattutto sulla popolazione più anziana e con malattie croniche, come è la popolazione italiana”.
OSBORN (I-COM): “OLTRE 200 MILIONI DI RISPARMI DAGLI EQUIVALENTI SE CON I LIVELLI LOMBARDI”
Oltre 200 milioni di euro di risparmi all’anno se tutte le regioni raggiungessero i risultati della Lombardia nell’utilizzo dei farmaci equivalenti. È la stima riferita da Thomas Osborn, direttore dell’Area Salute di I-Com, Istituto per la competitività, a margine della tavola rotonda sul farmaco equivalente al consiglio regionale della Lombardia, a Milano. “Negli anni abbiamo misurato che, se tutte le regioni raggiungessero i risultati ottenuti dalla Lombardia, si potrebbero risparmiare oltre 250 milioni ogni anno”, afferma. Dopo le tappe in Sicilia e Sardegna, il terzo studio del percorso di ricerca si concentra su una regione in cui il consumo di questi medicinali è tra i più alti del Paese. “È a tutti gli effetti un caso studio molto interessante, perché da qui possiamo prendere tanti esempi positivi di politiche adottate dalla Regione, ma anche dalle ASL e dai territori”, spiega, richiamando le iniziative che ne hanno favorito la diffusione negli anni.
STIMA SU SCALA NAZIONALE, PROSSIMO RIFERIMENTO LA MEDIA EUROPEA
I risultati raggiunti lasciano comunque spazio a ulteriori progressi: “Con la Lombardia, ovviamente, il risultato è già positivo, ma bisogna in qualche modo guardare avanti. Il prossimo benchmark potrebbe essere quello della media europea e raggiungendola si otterrebbero nuovi risparmi per i cittadini”. Tra le prospettive indicate c’è la definizione, nella programmazione regionale, di obiettivi sulle percentuali di utilizzo degli equivalenti da raggiungere in tutto il territorio lombardo. Un lavoro che, insieme all’analisi delle pratiche già adottate a livello locale, potrebbe offrire indicazioni anche per altre regioni.
SANTAGOSTINO (ANCI): “INFORMARE SUGLI EQUIVALENTI CON MEDICI E COMUNI”
Un piano di informazione sui farmaci equivalenti che coinvolga amministrazioni pubbliche, medici, farmacie e terzo settore, con la proposta di destinare gli eventuali risparmi derivanti da un loro maggiore utilizzo all’integrazione socio-sanitaria. A indicare queste priorità è Sara Santagostino, rappresentante di Anci Lombardia per il dipartimento Welfare di comunità e vicesindaco di Settimo Milanese, a margine della tavola rotonda sul farmaco equivalente in consiglio regionale della Lombardia, a Milano. “Il lavoro qui in Regione Lombardia ci ha aperto una nuova porta di confronto e di reciproco ascolto tra chi si occupa della diffusione dei farmaci e della vendita dei farmaci nel nostro sistema di cura”, afferma. Da qui la necessità che “anche le pubbliche amministrazioni siano coinvolte in un piano di comunicazione e di informazione su che cos’è il farmaco equivalente” e sul perché sceglierlo nel proprio percorso di cura.
DAI POSSIBILI RISPARMI RISORSE PER L’INTEGRAZIONE SOCIO-SANITARIA
Accanto ai medici di medicina generale e alle farmacie, Santagostino richiama il contributo delle associazioni: “Ritengo come amministratore locale che sia importante coinvolgere in questo percorso anche gli enti del terzo settore, che comunque hanno a che fare con i nostri cittadini e con i loro percorsi di cura”. Durante il confronto, riferisce, è emersa anche la possibilità di ottenere risparmi da un uso più esteso degli equivalenti. Sulla loro destinazione avanza una proposta: “Questo risparmio sarebbe utile metterlo nelle politiche che chiamiamo di integrazione socio-sanitaria. Perché dico questo? Perché un percorso di cura non necessariamente deve insistere solo nel momento in cui il cittadino risulta malato, ma si può anche lavorare in un contesto di prevenzione”. Un ambito nel quale gli enti locali possono contribuire secondo le possibilità dei diversi territori. “Io ritengo che le amministrazioni in questo possano fare veramente tanto, già lo stiamo facendo in Regione Lombardia in modo differente con quelle che sono le potenzialità dei nostri territori”, conclude.
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