martedì, Novembre 3, 2026

Perchè Eisenkot merita attenzione – Il commento di Umberto De Giovannangeli

Il commento di Umberto De Giovannangeli sulla situazione in Israele a una settimana dal voto del 27 ottobre

Carovita, democrazia, lavoro: cosa interessa di più agli americani che votano per le elezioni di Midterm

Carovita, inflazione, migrazione, tasse. Sono tanti i temi in ballo per gli elettori americani. I conflitti internazionali? Sono il fanalino di coda. E la guerra con l'Iran non è neanche nominata

Il Qatar: “C’è ancora speranza per un accordo Usa-Teheran”

L'Iran e gli Stati Uniti sarebbero al lavoro per esaminare le proposte di accordo presentate dai mediatori per porre fino al conflitto

Turismo, nasce a Modena una agenzia dedicata ai viaggi di lusso

Mercato europeo da 134 miliardi di euro, Gruppo Vlp lancia un nuovo modello di accoglienza

Una nuova era glaciale era in arrivo, ma il riscaldamento globale l’ha fermata: cosa ci racconta la calotta di Barnes

Dall'Italia e dal MondoUna nuova era glaciale era in arrivo, ma il riscaldamento globale l’ha fermata: cosa ci racconta la calotta di Barnes

ROMA – Il cambiamento climatico potrebbe aver arrestato la prossima era glaciale, il cui procedimento era già partito duemila anni fa. Lo hanno scoperto gli autori di uno studio pubblicato sulla rivista Science, che hanno esaminato l’evoluzione della calotta glaciale di Barnes, sull’isola di Baffin (Canada) – l’ultimo residuo della calotta glaciale laurentide (LIS), che un tempo copriva gran parte del Nord America ed era la più estesa tra le calotte glaciali del Pleistocene. Il primo ricercatore è Nicolás Young, geochimico del Lamont-Doherty Earth Observatory della Columbia Climate School, affiancato da altri studiosi tra cui il collega Joerg Schaefer e il glaciologo Gifford Miller, dell’Università del Colorado a Boulder.

Cosa hanno studiato? La Calotta Glaciale Laurentide (Laurentide Ice Sheet, LIS), la più estesa tra le calotte glaciali del Pleistocene, che da circa 95.000 a 20.000 anni fa copriva gran parte del Canada e degli Stati Uniti settentrionali. Al massimo dell’espansione arrivava dal di là del Circolo Polare Artico fino all’Illinois, con spessori che in alcuni punti superavano i tre chilometri. Ebbene, i ricercatori hanno scoperto che duemila anni fa i ghiacci dell’Artico canadese avevano ricominciato a espandersi, avviando un nuovo ciclo glaciale. Ma poi questo processo si è arrestato, all’incirca a partire dagli anni Sessanta, invertendo rotta. E per loro la responsabilità è del riscaldamento globale.

Nell’abstract dello studio, pubblicato sul sito di Science, i ricercatori spiegano che l’ultimo residuo della più recente LIS, la calotta glaciale di Barnes (isola di Baffin, Canada), ha raggiunto le sue dimensioni interglaciali minime circa 3600 anni fa, per poi tornare a espandersi circa 2000 anni fa, dando avvio alla glaciazione successiva. La nuova LIS ha raggiunto la sua massima estensione intorno al 1960 d.C. e gli studiosi non hanno dubbi che quello fosse a tutti gli effetti l’avvio della prossima glaciazione. Un punto, questo, molto dibattuto a livello scientifico, visto che molti studiosi disconoscevano l’idea di una possibile nuova glaciazione circolata negli anni Settanta. Secondo Young, invece, era proprio così. Di fatto, però, questo avvio di glaciazione sarebbe stato poi fermato dal riscaldamento di origine antropica che ha determinato un bilancio di massa negativo, l’arretramento dei margini glaciali e la fine della glaciazione in corso. Negli anni Sessanta le temperature erano ormai salite a tal punto che, durante l’estate, la calotta di Barnes perdeva più ghiaccio di quanto riuscisse ad accumularne in inverno. Da quel momento il trend non si è più invertito e, secondo le proiezioni dei modelli, la calotta potrebbe svanire del tutto nell’arco di circa 300 anni. “Sarà l’ultimo vero residuo della calotta Laurentide, che solo allora scomparirà per sempre”, sottolinea Young.Questa perdita rischia di alterare profondamente i meccanismi delle future ere glaciali. Storicamente, infatti, la Laurentide ha sempre agito da “seme” per la nucleazione del ghiaccio: la sua stessa presenza innescava processi a catena capaci di accelerare la formazione di nuove distese ghiacciate a ogni calo termico. Oggi, in un’atmosfera satura di gas serra, stabilire quando si verificherà la prossima glaciazione è impossibile. Nel commento allegato alla ricerca, il glaciologo Shaun Marcott (Università del Wisconsin-Madison) evidenzia persino che le emissioni future potrebbero posticiparla di centinaia di migliaia di anni. E se anche un giorno i ghiacci continentali dovessero ricominciare a espandersi, dovranno farlo orfani dell’ultimo tassello della Laurentide. Come conclude Young: «Quello che era un fenomeno estremamente naturale e prevedibile, ora è scomparso».
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.it

Potrebbe interessarti

Check out other tags:

Articoli Popolari