giovedì, Ottobre 22, 2026

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VIDEO| A Roma il Forum Nazionale delle Telecomunicazioni: “139 miliardi di valore per l’Italia, investimenti in crescita”

PoliticaVIDEO| A Roma il Forum Nazionale delle Telecomunicazioni: “139 miliardi di valore per l’Italia, investimenti in crescita”

ROMA – Si è svolto oggi, presso l’Università Luiss Guido Carli di Roma, il Forum Nazionale delle Telecomunicazioni in Italia 2026 ‘Qui si costruisce la capacità digitale dell’Italia – Un programma per infrastrutture, servizi e competenze’, organizzato da Assotelecomunicazioni-Asstel e dalle Organizzazioni Sindacali Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilfpc-Uil.

Il Forum Nazionale ha visto la partecipazione della Vicepresidente esecutiva della Commissione europea per la Sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia, Henna Virkkunen, che è intervenuta con un video messaggio, e del Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.

‘Il settore delle telecomunicazioni- ha spiegato il Presidente di Asstel, Pietro Labriola- attraversa una fase critica: il traffico dati e i costi crescono, mentre i ricavi diminuiscono, compromettendo la sostenibilità economica della filiera e la sua capacità di investire. Servono strumenti aggiornati e decisioni rapide e risolutive per rendere il settore in grado di sostenere la trasformazione digitale, la crescita delle imprese, la modernizzazione della PA e l’autonomia tecnologica del Paese. In questo quadro, pesa anche un livello di conflittualità interna al settore che resta elevato e che, pur riflettendo interessi e posizioni differenti, rischia talvolta di rallentare la costruzione di soluzioni condivise. Per affrontare con efficacia le sfide comuni è quindi importante favorire un confronto orientato alla convergenza’.

‘Per raggiungere questi obiettivi- ha proseguito- occorrono interventi su energia a costi competitivi; su una contribuzione equa dei grandi attori digitali agli investimenti nelle reti; servono regole uguali per servizi uguali; procedure autorizzative più semplici; è necessario un progressivo allineamento dei limiti elettromagnetici ai parametri europei; occorre l’allocazione non onerosa delle frequenze in scadenza; una politica della concorrenza che valuti anche investimenti, qualità delle reti, innovazione e autonomia tecnologica. Nel comparto dei call center occorre inoltre contrastare il dumping contrattuale, qualificare le imprese che partecipano alle gare e accompagnare la riqualificazione dei lavoratori verso nuove attività legate alla reindustrializzazione del mercato’.

‘Ora- ha evidenziato Labriola- va fatta una scelta di politica industriale: considerare le telecomunicazioni una priorità strategica nazionale e agire di conseguenza. Le Linee Programmatiche Asstel indicano le condizioni industriali che permettono alle telecomunicazioni italiane di traguardare obiettivi concreti di investimenti, innovazione e crescita. Senza una Filiera TLC forte, sostenibile e messa nelle condizioni di investire, non ci sarà futuro digitale credibile perl’Italia’.

Il settore delle telecomunicazioni, hanno sottolineato i partecipanti, rappresenta un comparto strategico per l’economia italiana, contribuendo al PIL per oltre 139 miliardi di euro, pari al 6,2% del totale. Tra il 2007 e il 2025 ha inoltre generato circa 141 miliardi di euro di entrate fiscali.

Nel 2025, i ricavi retail hanno raggiunto 22,3 miliardi di euro (+1%), mentre quelli retail e wholesale complessivi sono saliti a 28,4 miliardi. Crescono i servizi digitali, in particolare ICT, cloud e cybersecurity, mentre i servizi tradizionali di fonia e dati registrano una flessione dell’1%. I servizi ICT superano i 3,7 miliardi di euro (+14%), e il peso degli altri servizi digitali sale dall’11% del 2022 al 17% del 2025

I costi operativi aumentano dell’1,5%, soprattutto a causa della spesa energetica, cresciuta del 29%. Intanto, i prezzi italiani di terminali e servizi di comunicazione diminuiscono del 5,5% nel 2025, contro una media europea dello 0,4%.

Gli investimenti privati raggiungono 6,8 miliardi di euro (+4%), mentre quelli complessivi, inclusi i fondi pubblici, ammontano a 7,7 miliardi. I flussi di cassa scendono a 1,1 miliardi e, considerando tutti gli investimenti, il margine residuo si riduce a soli 0,2 miliardi, evidenziando la forte pressione finanziaria sul settore.

Il traffico dati cresce del 12% sulla rete fissa e del 17% su quella mobile. L’85% della capacità di rete è occupato dalle grandi piattaforme digitali, mentre gli operatori TLC sostengono gran parte degli investimenti infrastrutturali.

Infine, la carenza di competenze specialistiche, soprattutto in cybersecurity, protezione dei dati e Big Data, rende fondamentale la formazione. Nel 2025, quasi il 99% del personale ha partecipato ad attività formative, per una spesa complessiva di quasi 12 milioni di euro. Innovazione, aggiornamento professionale e ricambio generazionale sono quindi essenziali per garantire competitività, sicurezza e sostenibilità al settore.

‘Anche quest’anno- ha affermato il Segretario Generale di Slc-Cgil, Riccardo Saccone- fotografiamo un settore che in potenza dovrebbe essere il vero abilitatore della transizione digitale in Italia ma che, all’atto pratico, si dibatte da più di un decennio in una crisi strisciante che ne diminuisce le tante, innegabili, potenzialità. Le ultime crisi ci restituiscono un comparto che continua a bruciare occupazione specializzata presente e fatica a reperire nuove professionalità che stiano al passo con la costante evoluzione tecnologica del settore. Un settore con l’età media più alta fra quelli privati in Italia che registra ancora una contrazione significativa degli occupati. Per l’ennesimo anno siamo qui a denunciare l’assenza di strumenti legislativi stabili per gestire la riconversione professionale indispensabile se si vuole davvero proteggere il perimetro occupazionale’.

‘Un discorso a parte- ha poi detto- merita poi il settore dei CRM BPO. Qui solo chi si ostina a non voler vedere la realtà può negare che siamo arrivati ad uno snodo decisivo. Non si contano più le aziende che quotidianamente ricorrono ad ammortizzatori sociali. Ad oggi il Fondo di solidarietà di settore, una conquista frutto della buona contrattazione che ha contraddistinto il settore, ha impegni di spesa per gli ammortizzatori di gran lunga superiori alla dotazione accantonata. Per questi lavoratori è vitale accedere ad un reale percorso di riprofessionalizzazione. La digitalizzazione e l’intelligenza artificiale stanno quotidianamente erodendo volumi e, soprattutto, valore del lavoro. Le regole per una assistenza clienti che continui ad avere al centro l’essere umano vengono per lo più disattese. Abbiamo respinto, grazie alle mobilitazioni, il tentativo di affossare le speranze del settore attraverso i contratti pirata. Ma serve stabilire una volta per tutte l’unicità del nostro CCNL’.

Per Saccone, ‘occorre una visione d’insieme che sappia coniugare investimenti e sviluppo. L’incidenza dei costi energetici, l’incertezza sulle regole per l’assegnazione non onerosa delle frequenze sono un ulteriore elemento di incertezza. Occorre un patto fra tutti gli attori in campo, a partire dal Governo se si vuole avere in Italia un settore TLC che sia davvero il volano della digitalizzazione. Anche le aziende facciano la loro parte. In quasi tutto il settore i secondi livelli di contrattazione sono bloccati ed i risultati pur positivi dell’ultimo rinnovo di Contratto sono vanificati dall’ennesima fiammata inflattiva. L’attrattività di un settore è data anche dalla difesa dei salari e dalla volontà di scommettere sulle decine di migliaia di uomini e donne che in questi anni di crisi hanno continuato a svolgere il loro lavoro con professionalità’.

‘Il rinnovo del CCNL TLC, raggiunto alla fine del 2025 nonostante la crisi dei ricavi e le diverse posizioni tra le imprese- è intervenuto il Segretario Generale di Fistel-Cisl Alessandro Faraoni- ha dato una risposta importante alle lavoratrici e ai lavoratori e ha posto le basi per accompagnare la trasformazione della filiera. Oggi, però, una parte degli aumenti è già stata erosa dall’inflazione e, in alcuni casi, assorbita dalle aziende, riducendone l’effetto concreto. Sul settore continuano a pesare la pressione sui ricavi e una competizione giocata soprattutto sul prezzo, che lungo la filiera, in particolare nei CRMBPO, alimenta il dumping contrattuale. Anche le gare pubbliche devono riconoscere pienamente il valore economico e le tutele del CCNL TLC: non può esserci qualità dei servizi senza qualità del lavoro’.

‘L’intelligenza artificiale- ha ricordato- sta già modificando attività, competenze e responsabilità. La formazione deve accompagnare il cambiamento fin dalla fase in cui vengono ripensati i processi, individuando le professionalità coinvolte e distinguendo tra aggiornamento nel ruolo, riqualificazione e accesso a nuovi mestieri. La maggiore produttività non può tradursi in meno occupazione: deve migliorare l’organizzazione del lavoro, valorizzare le competenze e trovare un equilibrio anche attraverso la contrattazione di secondo livello. Il lavoro qualificato è una condizione per la competitività della filiera, non un costo da comprimere. Per sostenere la transizione servono investimenti nelle reti, nelle competenze e nelle persone, misure sui costi energetici e un contributo dei grandi operatori tecnologici che utilizzano le infrastrutture’.

Secondo Faraoni, ‘è necessario istituire un tavolo di settore stabile e concreto tra Governo, imprese e sindacati: non una sede di confronto meramenteformale, ma uno strumento operativo per definire priorità, tempi e impegni verificabili e dare risposte alle trasformazioni della filiera. Contratto e confronto devono tenere unite sostenibilità, innovazione, crescita professionale e tutela dell’occupazione. Un Paese senza carburante digitale rischia di fermarsi. E, nell’economia del futuro, può essere persino peggio che restare senza petrolio’.

‘Siamo di fronte a un nuovo appuntamento del Forum Nazionale delle Telecomunicazioni- le parole del Segretario Generale di UilFPC-Uil, Salvo Ugliarolo- e, ancora una volta, ci troviamo a fare i conti con le stesse criticità di un settore che continua a soffrire, senza che arrivino risposte concrete da parte di chi ha la responsabilità di intervenire. I primi a cui chiediamo conto di questa situazione sono il Governo e i Ministeri competenti, che, al netto di qualche dichiarazione d’intenti, continuano a essere sostanzialmente assenti. Non è più tempo di annunci: servono scelte, strumenti e interventi capaci di dare prospettive industriali e occupazionali a un comparto che da troppo tempo paga il prezzo di una crisi senza soluzioni strutturali’.

‘Ma- ha tenuto a precisare- le responsabilità non si fermano alla politica. Anche alcune aziende del settore stanno cercando di utilizzare la trasformazione digitale e l’intelligenza artificiale come leva per trasferire sui call center ulteriori risparmi e tagli, scaricandone il peso sulle imprese che operano in appalto e, soprattutto, sulle lavoratrici e sui lavoratori. L’intelligenza artificiale deve essere un’opportunità di innovazione e crescita, non un alibi per comprimere ulteriormente i costi, impoverire il lavoro e mettere a rischio l’occupazione. Continuare su questa strada significa indebolire l’intera filiera, alimentare precarietà e alimentare una competizione fondata esclusivamente sul ribasso’.

‘Così- ha dichiarato- non si fa il bene del settore, delle imprese che rispettano le regole e, soprattutto, delle persone. Occorre assumersi responsabilità precise e costruire una strategia industriale che accompagni le trasformazioni tecnologiche tutelando il lavoro, valorizzando le competenze e garantendo condizioni dignitose a chi ogni giorno contribuisce al funzionamento di questa filiera’.
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