ROMA – Di fronte alla “realtà”, i dirigenti dei partiti dovrebbero “posizionarsi in modo ponderato e cauto”: l’appello, alla vigilia dell’inizio delle consultazioni dopo le elezioni legislative in Israele, arriva dal capo dello Stato Isaac Herzog. L’occasione è stata una cerimonia commemorativa in ricordo del primo presidente del Paese, Chaim Weizmann, in carica dal 1949 al 1952. Il contesto è quello delle trattative tra i partiti e le coalizioni: nessuna delle quali, al momento, dispone di numeri sufficienti a dar vita a una nuova maggioranza alla Knesset e a governare.
In questa fase, a 66 anni, Herzog è chiamato a svolgere un ruolo decisivo. I risultati delle legislative hanno assegnato 53 seggi alla coalizione del primo ministro uscente Benjamin Netanyahu, 48 al blocco di opposizione guidato dall’ex capo di Stato maggiore Gadi Eisenkot e 19 ai due partiti arabi, Lista comune e Ra’am.
In Israele il presidente è una figura istituzionale con funzioni prevalentemente onorifiche. Da domani Herzog disporrà però di margini di manovra significativi. Nel rispetto della Legge fondamentale di Israele, il presidente avrà sette giorni per consultare i dirigenti di tutti i partiti rappresentati alla Knesset e decidere a chi conferire l’incarico.
Herzog ha già indicato la sua priorità: evitare nuove elezioni, dopo la stagione di instabilità che tra il 2019 e il 2022 ha portato Israele alle urne per ben cinque volte.
L’IPOTESI DI AFFIDARE L’INCARICO A EISENKOT
Tra le ipotesi c’è quella di affidare l’incarico a Gadi Eisenkot, capo del partito Yashar: potrebbe raccogliere il sostegno di oltre 61 parlamentari grazie all’appoggio dei partiti arabi, ai quali ha però posto una serie di condizioni: dal riconoscimento di Israele come “Stato ebraico e democratico” a quello di Hamas come “organizzazione terroristica”.
In questo scenario, Herzog dovrebbe scegliere se privilegiare il numero di deputati che sostengono l’ex capo di Stato maggiore o puntare invece su Netanyahu, alla guida del Likud, il partito che il 27 ottobre è risultato primo. Un eventuale mandato a Eisenkot darebbe al capo di Yashar 28 giorni per negoziare la nascita di un esecutivo, con la possibilità di ottenere una proroga di altri 14, per formarlo.
L’EVENTUALITÀ DI UN GOVERNO DI UNITÀ NAZIONALE
Un’altra eventualità è la formazione di un governo di unità nazionale, che superi le alleanze definite prima del voto e coinvolga partiti oggi contrapposti. Tra le ipotesi discusse figurano anche un’intesa tra il Likud e Yashar.
La situazione richiama quella del 1984: allora il padre dell’attuale presidente, il generale Chaim Herzog, si trovò ad affrontare una crisi analoga tra Shimon Peres e Yitzhak Shamir. La soluzione fu un governo di unità nazionale.
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