Un manifestante di destra indossa un berretto con lo slogan “Make Israel Great Again” durante una dimostrazione a sostegno del primo ministro israeliano in piazza Habima a Tel Aviv il 31 ottobre 2026, dopo le elezioni generali in Israele. Foto di JACK GUEZ / AFP
ROMA – Il capo dello Shin Bet, David Zini, starebbe cercando di interrogare quattro politici arabi in relazione a un presunto sistema di compravendita di voti, ma non avrebbe ancora fornito ai pubblici ministeri prove riguardanti tre di loro. Lo riporta The Times of Israel. I tre sarebbero Mansour Abbas, capo del partito Ra’am, Ahmad Tibi, leader della fazione Ta’al, e Sami Abu Shehadeh, capo della fazione Balad. Il quarto è un membro di spicco della Lista Unita, il cui nome non può essere pubblicato e contro il quale, a quanto pare, vi è un consenso unanime di prove schiaccianti.
Il procuratore generale Gali Baharav-Miara ha dichiarato: “In uno stato di diritto, è impossibile interrogare cittadini o funzionari eletti senza prove che lo giustifichino. Se lo Shin Bet o qualsiasi altro organismo possiede una prova che giustifichi un’indagine, è libero di presentarla”.
Baharav-Miara ha chiesto di ricevere le prove prima di decidere se approvare gli interrogatori e lo Shin Bet non le ha ancora fornite, fatta eccezione per il parlamentare in questione, di cui non viene fatto il nome. Il procuratore generale afferma nella sua dichiarazione che da due giorni lo Shin Bet non ha consegnato le prove alla squadra investigativa congiunta, ostacolando così le indagini.
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